GILLES DELEUZE.
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LO STRUTTURALISMO.
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Titolo originale: A quoi reconnat-on le structuralisme?
A CURA DI SIMONA PAOLINI.
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da Storia della Filosofia, vol. 7.
1976. Rizzoli Editore, MILANO. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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C' anche un eroe strutturalista: n Dio n uomo, n personale n universale, egli  senza identit, fatto di individuazioni non personali e singolarit preindividuali. Che una nuova struttura non ricominci avventure analoghe a quelle dell'antica, che non faccia rinascere contraddizioni mortali, dipende dalla forza resistente e creatrice di quest'eroe, dalla sua agilit a seguire e salvaguardare gli spostamenti, dal suo potere di far variare i rapporti e ridistribuire le singolarit. Questo punto di mutazione definisce precisamente una prassi, o piuttosto il luogo stesso in cui la prassi deve installarsi.
Infatti lo strutturalismo non solo  inseparabile dalle opere che crea, ma anche da una pratica in rapporto ai prodotti che interpreta.
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Nota bibliografica.
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Il presente scritto di Gilles Deleuze apparve per la prima volta in Italia nel 1976, quale settimo capitolo di Storia della filosofia, vol. 7, Il 20esimo secolo, a cura di F. Chtelet, presso l'editore Rizzoli, che ringraziamo per la cortese autorizzazione a riprodurlo.
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LO STRUTTURALISMO.
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Non molto tempo fa si domandava: Che cos' l'esistenzialismo?. Adesso: che cos' lo
strutturalismo? Queste domande hanno un vivo interesse, ma a condizione di essere attuali, di
concernere opere che si stanno facendo. Siamo nel 1967. Non si pu dunque invocare il carattere
incompiuto di queste opere per evitare di rispondere,  soltanto questo carattere a dare un senso alla
questione. Perci la domanda Che cos' lo strutturalismo?  destinata a subire alcune trasformazioni.
In primo luogo, chi  strutturalista? Vi sono consuetudini anche in ci che  pi attuale. La
consuetudine designa, classifica, a torto o a ragione: un linguista come R. Jakobson; un sociologo come
C. Lvi-Strauss; uno psicoanalista come J. Lacan; un filosofo che rinnova l'epistemologia, come M.
Foucault, un filosofo marxista che riprende il problema dell'interpretazione del marxismo, come L.
Althusser; un critico letterario come R. Barthes; scrittori come quelli del gruppo Tel Quel... Gli uni
non rifiutano la parola strutturalismo, e usano struttura e strutturale. Altri preferiscono il
termine saussuriano sistema. Pensatori molto differenti, e di generazioni differenti, taluni hanno
esercitato su altri un'influenza reale. Ma il fatto pi importante  l'estrema diversit dei domini che
esplorano. Ciascuno ritrova problemi, metodi, soluzioni che hanno rapporti d'analogia, come
partecipassero di un'aria libera del tempo, di uno spirito del tempo, che tuttavia si misura dalle scoperte
e creazioni singolari in ognuno di questi domini. Le parole in -ismo, in questo senso, sono
perfettamente fondate.
E' giusto porre la linguistica all'origine dello strutturalismo: non solo Saussure, anche la scuola
di Mosca, la scuola di Praga. E se lo strutturalismo si estende in seguito ad altri campi, questa volta non
si tratta pi di analogia: non  semplicemente per instaurare metodi equivalenti a quelli che hanno
dapprima funzionato nell'analisi del linguaggio. In realt non c' struttura se non di ci che 
linguaggio, fosse pure un linguaggio esoterico o addirittura non verbale. Non c' una struttura
dell'inconscio se non nella misura in cui l'inconscio parla ed  linguaggio. Non c' una struttura dei
corpi se non perch si suppone che i corpi parlino con un linguaggio che  quello dei sintomi. Le cose
stesse hanno una struttura solo nella misura in cui tengono un discorso silenzioso, che  il linguaggio
dei segni. Allora la domanda: che cos' lo strutturalismo? si trasforma nuovamente -  meglio
chiedere: da cosa si riconoscono coloro che vengono chiamati strutturalisti? E cosa riconoscono essi
stessi? Tant' vero che le persone non si riconoscono, in modo visibile, se non dalle cose invisibili e
insensibili che a loro modo riconoscono. Come fanno, gli strutturalisti, a riconoscere un linguaggio in
qualche cosa, il linguaggio proprio di un dominio? Cosa ritrovano in questo dominio? Ci proponiamo
solo di definire certi criteri formali di riconoscimento, i pi semplici, invocando ogni volta l'esempio
degli autori citati, quale che sia la diversit dei loro lavori e progetti.
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1.
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PRIMO CRITERIO: IL SIMBOLICO.
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Siamo abituati, quasi condizionati, a una certa distinzione o correlazione tra il reale e
l'immaginario. Tutto il nostro pensiero intrattiene un gioco dialettico tra queste due nozioni. Quando la
filosofia classica parla di intelligenza o intelletto puri, si tratta ancora di una facolt definita dalla sua
attitudine ad afferrare il reale nella sua essenza, il reale in verit, il reale cos com', in opposizione
ma anche in rapporto alle potenze dell'immaginazione. Consideriamo alcuni movimenti creatori del
tutto eterogenei: il romanticismo, il simbolismo, il surrealismo... Ora si invoca il punto trascendente in
cui il reale e l'immaginario si compenetrano e si uniscono; ora il loro confine sottile, come il taglio
netto della loro differenza. In ogni caso si resta fermi all'opposizione e complementarit
dell'immaginario e del reale - almeno nell'interpretazione tradizionale del romanticismo, del
simbolismo ecc. Anche il freudismo viene interpretato nella prospettiva di due princpi: principio di
realt con la sua forza di disinganno, principio di piacere con la sua potenza di soddisfazione
allucinatoria. A maggior ragione, metodi come quelli di Jung e Bachelard si inscrivono per intero nel
reale e nell'immaginario, nel quadro dei loro rapporti complessi, unit trascendente e tensione liminare,
fusione e taglio netto.
Quindi il primo criterio dello strutturalismo  la scoperta e il riconoscimento di un terzo ordine,
di un terzo regno: quello del simbolico. Il rifiuto di confondere il simbolico con l'immaginario, come
con il reale, costituisce la prima dimensione dello strutturalismo. Anche qui, tutto  cominciato con la
linguistica: al di l della parola nella sua realt e nelle sue parti sonore, al di l delle immagini e dei
concetti associati alle parole, il linguista strutturalista scopre un elemento di natura affatto diversa,
oggetto strutturale. E forse proprio in questo elemento simbolico vogliono installarsi i romanzieri del
gruppo Tel Quel, per rinnovare le realt sonore come i racconti associati. Al di l della storia degli
uomini e della storia delle idee, Michel Foucault scopre un suolo pi profondo, sotterraneo, che
costituisce l'oggetto di ci che egli chiama l'archeologia del pensiero. Dietro gli uomini reali e i loro
rapporti reali, dietro le ideologie e le loro relazioni immaginarie, Louis Althusser scopre un dominio
pi profondo come oggetto di scienza e di filosofia.
Avevamo gi molti padri in psicoanalisi: anzitutto un padre reale, ma anche immagini di padre.
E tutti i nostri drammi si svolgevano nei rapporti tesi tra il reale e l'immaginario. Jacques Lacan scopre
un terzo padre, pi fondamentale, padre simbolico o Nome-del-padre. Non soltanto il reale e
l'immaginario, ma i loro rapporti, e le perturbazioni di questi rapporti, devono essere pensati come
limite di un processo in cui essi si costituiscono a partire dal simbolico. In Lacan, come in altri
strutturalisti, il simbolico come elemento della struttura  al principio di una genesi: la struttura si
incarna in realt e immagini seguendo serie determinabili; ancor pi, essa le costituisce incarnandovisi,
ma non ne deriva, essendo pi profonda di esse, sottosuolo per tutti i suoli del reale come per tutti i
cieli dell'immaginazione. Inversamente, catastrofi proprie all'ordine simbolico strutturale rendono
conto dei disordini apparenti del reale e dell'immaginario:  il caso dell'Uomo dei lupi come lo
interpreta Lacan, poich il tema della castrazione resta non simbolizzato (forclusione), risorge nel
reale, sotto la forma allucinatoria del dito mozzato.1
Possiamo numerare il reale, l'immaginario e il simbolico: 1, 2 e 3. Ma forse queste cifre hanno
un valore cardinale oltre che ordinale. Il reale in s non  infatti separabile da un certo ideale di
unificazione o di totalizzazione: il reale tende a fare uno,  uno nella sua verit. Quando vediamo due
in uno, non appena sdoppiamo, l'immaginario appare in persona, anche se  nel reale che esercita la
sua azione. Ad esempio, il padre reale  uno, o vuole esserlo in base alla sua legge; ma l'immagine di
padre  sempre doppia in se stessa, divisa secondo una legge duale. Viene proiettata almeno su due
persone, una assume il ruolo di padre del gioco, il padre-buffone, l'altra, di padre del lavoro e
dell'ideale: tale  in Shakespeare il principe di Galles, che passa da un'immagine di padre all'altra, da
Falstaff alla corona. L'immaginario  definito da giochi di specchi, di sdoppiamenti, di identificazioni e
proiezioni rovesciate, sempre sul modo del doppio.2 Ma forse, a sua volta, il simbolico  tre. Non  solo
il terzo al di l del reale e dell'immaginario. C' sempre un terzo da cercare nel simbolico stesso; la
struttura  almeno triadica, senza questa condizione non circolerebbe - terzo irreale, e tuttavia non
immaginabile.
Vedremo perch; ma gi il primo criterio consiste in questo; la posizione di un ordine
simbolico, irriducibile all'ordine del reale, all'ordine dell'immaginario, e pi profondo di essi. Non
sappiamo ancora in cosa consista quest'elemento simbolico. Possiamo almeno dire che la struttura
corrispondente non ha alcun rapporto con una forma sensibile, n con una figura dell'immaginazione,
n con un'essenza intelligibile. Niente a che vedere con una forma: infatti la struttura non si definisce
affatto con un'autonomia del tutto, con una pregnanza del tutto sulle parti, con una Gestalt che si
eserciterebbe nel reale e nella percezione; la struttura si definisce al contrario per la natura di certi
elementi atomici che pretendono di render conto a un tempo della formazione del tutto e della
variazione delle parti. Nulla a che vedere neppure con le figure dell'immaginazione, sebbene lo
strutturalismo sia interamente compenetrato da riflessioni sulla retorica, la metafora e la metonimia;
infatti queste figure implicano a loro volta spostamenti strutturali che devono render conto a un tempo
del proprio e del figurato. Niente a che vedere, infine, con un'essenza; si tratta infatti di una
combinatoria concernente elementi formali che non hanno di per s n forma, n significato, n
rappresentazione, n contenuto, n realt empirica data, n modello funzionale ipotetico, n
intelligibilit dietro le apparenze; nessuno meglio di Louis Althusser ha determinato lo statuto della
struttura come identico alla  teoria  - e il simbolico deve essere inteso come la produzione
dell'oggetto teorico originale e specifico.
Talvolta lo strutturalismo  aggressivo: quando denuncia il misconoscimento generale di
quest'ultima categoria simbolica, al di l dell'immaginario e del reale. Talvolta  interpretativo: quando
rinnova la nostra interpretazione delle opere a partire da questa categoria, e pretende di scoprire un
punto originale in cui il linguaggio si fa, le opere si elaborano, le idee e le azioni si annodano.
Romanticismo, simbolismo, ma anche freudismo e marxismo divengono oggetto di reinterpretazioni
profonde. Ancor pi: l'opera mitica, l'opera poetica, l'opera filosofica, le stesse opere pratiche sono
soggette all'interpretazione strutturale. Ma questa reinterpretazione vale solo nella misura in cui anima
opere nuove che sono quelle di oggi, come se il simbolico fosse una fonte, inseparabilmente, di
interpretazione e creazione viventi.
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NOTE.
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1 Cfr. J. Lacan, Ecrits, Seuil. Paris 1966, t. I, pp. 386-389 [trad. it., Scritti, Einaudi, Torino 1974,
t. I, pp. 381-384].
2 Lacan  indubbiamente colui che si spinge pi lontano nell'analisi originale della distinzione
tra immaginario e simbolico. Ma la stessa distinzione si ritrova, se pur in altre forme, in tutti gli
strutturalisti.
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2.
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SECONDO CRITERIO: LOCALE O DI POSIZIONE.
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In cosa consiste l'elemento simbolico della struttura? Sentiamo la necessit di procedere
lentamente, di dire e ridire anzitutto ci che non . Distinto dal reale e dall'immaginario, non pu
definirsi n sulla base di realt preesistenti cui rinvierebbe e che designerebbe, n sulla base di
contenuti immaginari o concettuali che implicherebbe e che gli conferirebbero un significato. Gli
elementi di una struttura non hanno n designazione estrinseca n significato intrinseco. Cosa rimane?
Come ricorda in modo rigoroso Lvi-Strauss, essi non hanno null'altro che un senso: un senso che 
necessariamente e unicamente di posizione.1 Non si tratta di un posto in un'estensione reale, n di
luoghi in estensioni immaginarie, bens di posti e luoghi in uno spazio propriamente strutturale, ossia
topologico. Ci che  strutturale,  lo spazio, ma uno spazio inesteso, pre-estensivo, puro spatium
costituito passo passo come ordine di vicinanza, dove la nozione di vicinanza ha innanzitutto un senso
ordinale e non un significato nell'estensione. Come in biologia genetica: i geni fanno parte di una
struttura nella misura in cui sono inseparabili da loci, luoghi suscettibili di mutare rapporto
all'interno del cromosoma. In breve, i posti in uno spazio puramente strutturale sono primi rispetto alle
cose e agli esseri reali che vengono a occuparli, e primi anche in rapporto ai ruoli e agli eventi sempre
un po' immaginari che appaiono necessariamente quando essi sono occupati.
L'ambizione scientifica dello strutturalismo non  quantitativa, bens topologica e relazionale:
Lvi-Strauss afferma costantemente questo principio. E quando Althusser parla di struttura economica,
precisa che i veri soggetti non sono coloro che vengono a occuparne i posti, individui concreti o
uomini reali, come i veri oggetti non sono n i ruoli che questi assumono n gli eventi che vi si
producono, ma anzitutto i posti in uno spazio topologico e strutturale definito dai rapporti di
produzione.2 Quando Foucault definisce determinazioni come la morte, il desiderio, il lavoro, il gioco,
non le considera come dimensioni dell'esistenza umana empirica, ma innanzitutto come la
qualificazione di posti o posizioni che renderanno mortali e morenti, o desideranti, o lavoratori, o
giocatori coloro che verranno a occuparli, ma che verranno a occuparli solo secondariamente,
conservando i loro ruoli secondo un ordine di vicinanza che  quello della struttura. Perci Foucault
pu proporre una nuova ripartizione dell'empirico e del trascendentale dove quest'ultimo si trova a
essere definito da un ordine di posti, indipendentemente da coloro che li occupano empiricamente.3 Lo
strutturalismo non  separabile da una nuova filosofia trascendentale, dove i posti prevalgono su ci
che li occupa. Padre, madre ecc. sono prima di tutto luoghi in una struttura; e se noi siamo mortali, 
mettendoci in fila, arrivando in tal luogo, segnato nella struttura seguendo quest'ordine topologico delle
vicinanze (anche quando anticipiamo il nostro turno).
Non  solo il soggetto, ma i soggetti presi nella loro intersoggettivit che si mettono in fila (...)
e modellano il loro stesso essere sul momento della catena significante che li percorre. (...) Lo
spostamento del significante determina i soggetti nei loro atti, nel loro destino, nei loro rifiuti, nei loro
accecamenti, nel loro successo e nella loro sorte, nonostante le loro doti innate e la loro acquisizione
sociale, senza riguardo al carattere o al sesso4. Non pu esservi miglior espressione per dire che la
psicologia empirica si trova non solo fondata ma anche determinata da una topologia trascendentale.
Da questo criterio locale o posizionale derivano molte conseguenze. Innanzitutto, se gli
elementi simbolici non hanno designazione estrinseca n significato intrinseco, ma solo un senso di
posizione, bisogna porre in principio che il senso risulta sempre dalla combinazione di elementi che
non sono di per s significanti.5  Come dice Lvi-Strauss nella sua discussione con Paul Ricoeur, il
senso  sempre un risultato, un effetto: non solo un effetto come prodotto, ma anche un effetto ottico,
un effetto di linguaggio, un effetto di posizione. C' profondamente un non-senso del senso, da cui il
senso stesso risulta. Non che si ritorni cos a quella che fu chiamata filosofia dell'assurdo. Infatti per la
filosofia dell'assurdo,  il senso a mancare, essenzialmente. Per lo strutturalismo, al contrario, c'
sempre troppo senso, una sovrapproduzione, una sovradeterminazione di senso, sempre prodotto in
eccesso dalla combinazione dei posti nella struttura. (Da qui l'importanza, ad esempio in Althusser, del
concetto di surdeterminazione.) Il non-senso non  affatto l'assurdo o il contrario del senso, ma ci che
lo fa valere e lo produce circolando nella struttura. Lo strutturalismo non deve nulla a Albert Camus, e
invece molto a Lewis Carroll.
La seconda conseguenza  il gusto dello strutturalismo per certi giochi e un certo teatro, per
certi spazi di gioco e di teatro. Non  un caso che Lvi-Strauss si riferisca spesso alla teoria dei giochi,
e dia tanta importanza alle carte da gioco. E Lacan, a delle metafore di gioco che sono pi che
metafore: non solo l'anello che corre nella struttura, anche il posto del morto che circola nel bridge. I
giochi pi nobili come gli scacchi sono quelli che organizzano una combinatoria dei posti in uno
spatium puro, infinitamente pi profondo dell'estensione reale della scacchiera come dell'estensione
immaginaria di ogni figura. Oppure che Althusser interrompa il suo commento a Marx per parlare di
teatro, un teatro che non  n di realt n di idee, puro teatro di posti e posizioni, di cui vede il principio
in Brecht, e che oggi troverebbe la sua espressione pi radicale in Armand Gatti. In breve, il manifesto
stesso dello strutturalismo dev'essere ricercato nella celebre formula, eminentemente poetica e teatrale:
pensare,  emettere un colpo di dadi.
La terza conseguenza  che lo strutturalismo non  separabile da un nuovo materialismo, da un
nuovo ateismo, da un nuovo antiumanesimo. Infatti se il posto  primo in rapporto a d che lo occupa,
non sar certo sufficiente mettere l'uomo al posto di Dio per cambiare struttura. E se questo posto  il
posto del morto, la morte di Dio significa anche quella dell'uomo, in favore, lo speriamo, di qualcosa a
venire, ma che non pu venire se non nella struttura e attraverso il suo mutamento. Tale appare il
carattere immaginario dell'uomo (Foucault), o il carattere ideologico dell'umanesimo (Althusser).
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NOTE.
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1 Cfr. Esprit, novembre 1963.
2 L. Althusser, Lire le Capital, Maspero, Paris 1965 (2a ed., Puf, Paris 1996, p. 393; trad. it.,
Leggere il Capitale, Feltrinelli, Milano 1968, p. 189].
3 M. Foucault, Les mots et les choses, Gallimard, Paris 1966, pp. 329 sgg. [trad. it., Le parole e
le cose, Rizzoli, Milano 1967, pp. 343 sgg.].
4 J. Lacan, Ecrits, cit., p. 30 [trad. it., cit., t. 1, p. 27].
5 C. Lvi-Strauss, in  Esprit, novembre 1963.
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3.
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TERZO CRITERIO: IL DIFFERENZIALE E IL SINGOARE.
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In cosa consistono infine questi elementi simbolici o unit di posizione? Torniamo al modello
linguistico. Ci che  distinto sia dalle parti sonore che dalle immagini e dai concetti associati, 
chiamato fonema. Il fonema  la pi piccola unit linguistica capace di differenziare due parole di
significato diverso: per esempio billard e pillard. E' evidente che il fonema s'incarna in lettere, sillabe e
suoni, ma non si riduce a essi. Di pi, le lettere, le sillabe e i suoni gli conferiscono un'indipendenza,
pur essendo in se stesso inseparabile dal rapporto fonematico che lo unisce ad altri fonemi: b/p. I
fonemi non esistono indipendentemente dalle relazioni in cui entrano e attraverso le quali si
determinano reciprocamente.
Possiamo distinguere tre tipi di relazioni. Un primo tipo si stabilisce tra elementi che godono di
indipendenza o autonomia: per esempio 3 + 2, 0 anche 2/3. Gli elementi sono reali, e queste relazioni
devono esser dette esse stesse reali. Un secondo tipo di relazioni, ad esempio x2+v2-R2=0, si stabilisce
tra termini il cui valore non  specificato, e che tuttavia devono avere in ogni caso un valore
determinato. Simili relazioni possono essere chiamate immaginarie. Ma il terzo tipo si stabilisce tra
elementi che non hanno in s alcun valore determinato, e che tuttavia si determinano
reciprocamente nella relazione: cos ydy + xdx = o, oppure dx/dy = x/y.
Tali relazioni sono simboliche, e gli elementi corrispondenti sono presi in un rapporto
differenziale. Dy  del tutto indeterminato in rapporto a y, dx  totalmente indeterminato in rapporto a
x: non hanno esistenza, n valore, n significato. E tuttavia il rapporto  completamente determinato, i
due elementi si determinano reciprocamente nel rapporto. E' questo processo di una determinazione
reciproca in seno al rapporto che permette di definire la natura simbolica. Si pu cercare l'origine dello
strutturalismo dal lato dell'assiomatica. Ed  vero che Bourbaki, ad esempio, usa il vocabolo struttura.
Ma in un senso molto diverso dallo strutturalismo, o almeno cos ci sembra. Infatti si tratta di relazioni
tra elementi non specificati, neanche qualitativamente, e non di elementi che si specificano
reciprocamente nelle relazioni. L'assiomatica in tal senso sarebbe ancora immaginaria, e non
rigorosamente simbolica. L'origine matematica dello strutturalismo deve piuttosto venir ricercata dal
lato del calcolo differenziale, e precisamente nell'interpretazione che ne daranno Weierstrass e Russell,
interpretazione statica e ordinale, che libera definitivamente il calcolo da ogni riferimento
all'infinitamente piccolo, e lo integra a una pura logica delle relazioni.
Alle determinazioni dei rapporti differenziali corrispondono delle singolarit, delle ripartizioni
di punti singolari che caratterizzano le curve o le figure (un triangolo, ad esempio, ha tre punti
singolari). Come la determinazione dei rapporti fonematici propri di una data lingua assegna le
singolarit in prossimit delle quali si costituiscono le sonorit e i significati della lingua. La
determinazione reciproca degli elementi simbolici si prolunga subito nella determinazione completa
dei punti singolari che costituiscono uno spazio corrispondente a questi elementi. La nozione capitale
di singolarit, presa alla lettera, sembra appartenere a tutti i domini in cui c' struttura. Anche la
formula generale pensare  emettere un colpo di dadi rinvia alle singolarit rappresentate dai punti
brillanti sulle facce dei dadi. Ogni struttura presenta i due aspetti seguenti: un sistema di rapporti
differenziali in base ai quali gli elementi simbolici si determinano reciprocamente, un sistema di
singolarit che corrisponde a questi rapporti e traccia lo spazio della struttura. Ogni struttura  una
molteplicit. La domanda: c' struttura in un dominio qualsiasi? dev'essere cos precisata: si possono,
in tale o tal altro dominio, individuare degli elementi simbolici, dei rapporti differenziali e dei punti
singolari che gli siano propri? Gli elementi simbolici s'incarnano negli esseri e oggetti reali del
dominio considerato; i rapporti differenziali si attualizzano nelle relazioni reali tra questi esseri; le
singolarit sono altrettanti posti nella struttura, che distribuiscono i ruoli o le attitudini immaginarie
degli esseri o oggetti che vengono a occuparli.
Non si tratta di metafore matematiche. In ogni dominio bisogna trovare gli elementi, i rapporti e
i punti. Quando Lvi-Strauss intraprende lo studio delle strutture elementari della parentela, non
considera soltanto dei padri reali in una societ, n le immagini di padre che hanno corso nei miti di
quella societ. Egli pretende di scoprire dei veri fonemi di parentela, ossia dei parentemi, delle unit di
posizione che non esistono indipendentemente dai rapporti differenziali in cui entrano, e si determinano
reciprocamente.  cos che i quattro rapporti
formano la struttura pi semplice. E a questa combinatoria delle qualifiche di parentela
corrispondono, ma senza somiglianza e in modo complesso, degli atteggiamenti fra parenti che
effettuano le singolarit determinate nel sistema. Si pu anche procedere all'inverso: partire dalle
singolarit per determinare i rapporti differenziali tra elementi simbolici ultimi. Cos, prendendo
l'esempio del mito di Edipo, Lvi-Strauss parte dalle singolarit del racconto (Edipo sposa la madre,
uccide il padre, immola la Sfinge,  chiamato piedi gonfi ecc.) per indurne i rapporti differenziali fra
mitemi che si determinano reciprocamente (rapporti di parentela sopravvalutati, rapporti di parentela
sottovalutati, negazione dell'autoctonia, persistenza dell'autoctonia).1 Sempre, in tutti i casi, gli
elementi simbolici e i loro rapporti determinano la natura degli esseri e oggetti che li incarnano, mentre
le singolarit formano un ordine dei posti che determina simultaneamente ruoli e posture degli esseri
che li occupano. In tal modo, la determinazione della struttura si realizza in una teoria delle attitudini
che ne esprimono il funzionamento.
Le singolarit corrispondono agli elementi simbolici e ai loro rapporti, ma non gli assomigliano.
Si dir piuttosto che simbolizzano con essi. Ne derivano, poich ogni determinazione di rapporti
differenziali comporta una ripartizione di punti singolari. Ma, per esempio: i valori dei rapporti
differenziali si incarnano in specie, mentre le singolarit in parti organiche corrispondenti a ogni specie.
Le prime costituiscono delle variabili, le altre delle funzioni. Le une costituiscono in una struttura il
dominio delle qualifiche, le altre quello delle attitudini. Lvi-Strauss ha insistito sul duplice aspetto, di
derivazione e tuttavia di irriducibilit, degli atteggiamenti in rapporto alle qualifiche.2 Un discepolo di
Lacan, Serge Leclaire, mostra in un altro dominio come gli elementi simbolici dell'inconscio rinviano
necessariamente a dei  movimenti libidinali  del corpo, che incarnano le singolarit della struttura in
tale o tal altra posizione.3 Ogni struttura in questo senso  psicosomatica, o piuttosto rappresenta un
complesso categoria-attitudine.
Consideriamo l'interpretazione del marxismo data da Althusser e i suoi collaboratori: prima di
tutto, i rapporti di produzione sono determinati come rapporti differenziali che si stabiliscono non tra
gli uomini reali o gli individui concreti, ma tra oggetti e agenti che hanno anzitutto un valore simbolico
(oggetto della produzione, strumento di produzione, forza lavoro, lavoratori immediati, non-lavoratori
immediati, presi in rapporti di propriet e appropriazione).4 Ogni modo di produzione  caratterizzato
allora da singolarit corrispondenti ai valori dei rapporti. E se  evidente che degli uomini concreti
vengono a occupare le posizioni e ad effettuare gli elementi della struttura,  solo perch occupano il
ruolo che la posizione strutturale assegna loro (ad esempio il capitalista), e funzionano da supporti ai
rapporti strutturali: tanto che i veri soggetti non sono questi occupanti e questi funzionari (...) ma la
definizione e la distribuzione di questi posti e di queste funzioni. Il vero soggetto  la struttura: il
differenziale e il singolare, i rapporti differenziali e i punti singolari, la determinazione reciproca e la
determinazione completa.
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NOTE.
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1 C. Lvi-Strauss, Anthropologie structurale, Plon, Paris 1958, pp. 235 sgg. [trad. it.,
Antropologia strutturale, Il Saggiatore, Milano 1966, p. 239].
2 C. Lvi-Strauss, Anthropologie structurale, cit., pp. 34 3 sgg. [trad. it., cit.. p. 345].
3 S. Leclaire, Compter avec la psychanalyse, in Cahiers pour l'analyse, n. 8.
4 4 L. Althusser, Lire le Capital, cit., pp. 388-393 [trad, it., cit., pp. 185-189]. Cfr. anche E.
Balibar, in Lire le Capital, pp. 455 sgg. [trad. it., cit., p. 243].
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4.
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QUARTO CRITERIO: IL DIFFERENZIANTE, LA DIFFERENZIAZIONE.
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Le strutture sono necessariamente inconscie, in virt degli elementi, rapporti e punti che le
compongono. Ogni struttura  un'infrastruttura, una micro-struttura. In un certo senso esse non sono
attuali. Quel che  attuale  ci in cui la struttura si incarna o piuttosto ci che costituisce incarnandosi.
Ma in se stessa, non  n attuale n fittizia; n reale n possibile. Jakobson pone il problema dello
statuto del fonema: quest'ultimo non si confonde con una lettera, sillaba o suono attuali, e non 
nemmeno una finzione, un'immagine associata.1 Forse la parola virtualit designerebbe con esattezza il
modo della struttura o l'oggetto della teoria. A condizione di privarla di ogni vaghezza; infatti il
virtuale ha una realt che gli  propria, ma che non si confonde con nessuna realt attuale, nessuna
attualit presente o passata; ha un'idealit che gli  propria, ma che non si confonde con nessuna
immagine possibile, nessuna idea astratta. Della struttura si dir: reale senza essere attuale, ideale
senza essere astratta. Proprio per questo Lvi-Strauss presenta spesso la struttura come una sorta di
serbatoio o di repertorio ideale, dove tutto coesiste virtualmente, ma in cui l'attualizzazione si compie
necessariamente seguendo direzioni esclusive, che implicano sempre combinazioni parziali e scelte
inconscie. Individuare la struttura di un dominio significa determinare tutta una virtualit di coesistenza
che preesiste agli esseri, agli oggetti e alle opere di questo dominio. Ogni struttura  una molteplicit di
coesistenza virtuale. L. Althusser, ad esempio, mostra che l'originalit di Marx (il suo anti-hegelismo)
risiede nella definizione del sistema sociale come coesistenza di elementi e rapporti economici, senza
possibilit di generarli successivamente secondo l'illusione di una falsa dialettica.2
Cosa coesiste nella struttura? Tutti gli elementi, i rapporti e i valori dei rapporti, tutte le
singolarit proprie al dominio considerato. Una tale coesistenza non implica nessuna confusione,
nessuna indeterminazione: sono rapporti e elementi differenziali che coesistono in un tutto
perfettamente e completamente determinato. Rimane che questo tutto non si attualizza come tale. Ci
che si attualizza, qui e ora, sono tali rapporti, tali valori di rapporti, tale distribuzione di singolarit;
altri si attualizzano altrove o in un altro momento. Non c' una lingua totale, che incarni tutti i fonemi e
i rapporti fonematici possibili; ma la totalit virtuale del linguaggio si attualizza seguendo direzioni
esclusive in lingue diverse di cui ciascuna incarna certi rapporti, certi valori dei rapporti e certe
singolarit. Non esiste una societ totale, ma ogni forma sociale incarna certi elementi, rapporti e valori
di produzione (ad esempio il capitalismo). Dobbiamo dunque distinguere la struttura totale di un
dominio come insieme di coesistenza virtuale dalle sotto-strutture che corrispondono alle diverse
attualizzazioni nel dominio considerato. Della struttura in quanto virtualit dobbiamo dire che  ancora
indiffrencie , pur essendo completamente diffrentie. Delle strutture che s'incarnano in questa
o quella forma attuale (presente o passata) dovremo dire che si differenziano, e che per esse
attualizzarsi equivale precisamente a differenziarsi. La struttura  inseparabile da questo duplice
aspetto, o da questo complesso che possiamo designare col nome di diffren t/c iation, dove t/c
costituisce il rapporto fonematico universalmente determinato.
Ogni differenziazione, ogni attualizzazione avviene seguendo due vie: specie e parti. I rapporti
differenziali si incarnano in specie qualitativamente distinte, mentre le singolarit corrispondenti
s'incarnano nelle parti e figure estese che caratterizzano ogni specie. Cos le specie delle lingue, e le
parti di ciascuna in prossimit delle singolarit della struttura linguistica; i modi sociali di produzione
specificatamente definiti, e le parti organizzate corrispondenti a ciascuno dei suoi modi ecc. Si
osserver che il processo di attualizzazione implica sempre una temporalit interna, variabile a seconda
di ci che si attualizza. Non soltanto ogni tipo di produzione sociale ha una temporalit globale interna,
ma le sue parti organizzate hanno dei ritmi particolari. La posizione dello strutturalismo nei confronti
del tempo  dunque molto chiara: il tempo  sempre un tempo di attualizzazione, seguendo il quale si
effettuano a ritmi diversi gli elementi di coesistenza virtuale. Il tempo va dal virtuale all'attuale, cio
dalla struttura alle sue attualizzazioni, e non da una forma attuale a un'altra. Oppure il tempo concepito
come relazione di successione tra due forme attuali si accontenta di esprimere in astratto i tempi interni
della struttura o delle strutture che si effettuano in profondit in queste due forme, e i rapporti
differenziali tra questi tempi. E proprio perch la struttura non si attualizza senza differenziarsi nello
spazio e nel tempo, e senza differenziare simultaneamente le specie e le parti che la effettuano,
dobbiamo dire che la struttura produce queste specie e queste parti. Essa le produce come specie e parti
differenziate. Al punto che non si pu pi contrapporre il genetico allo strutturale, cos come il tempo
alla struttura. La genesi, come il tempo, va dal virtuale all'attuale, dalla struttura alla sua
attualizzazione; in questo senso, le due nozioni di temporalit multipla interna e di genesi ordinale
statica sono inseparabili dal gioco delle strutture.3
Occorre insistere su questo ruolo differenziante. La struttura  in se stessa un sistema di
elementi e rapporti differenziali, ma differenzia anche le specie e le parti, gli esseri e le funzioni nei
quali si attualizza. Essa  differenziale in se stessa, e differenziante nel suo effetto. Commentando
Lvi-Strauss, Jean Pouillon definiva il problema dello strutturalismo:  possibile elaborare un sistema
di differenze che non conduca n alla loro semplice giustapposizione n alla loro cancellatura
artificiale?.4 Sotto questo aspetto l'opera di Georges Dumzil  esemplare anche per lo strutturalismo:
nessuno ha meglio analizzato le differenze generiche e specifiche tra religioni, e anche le differenze di
parti e funzioni tra di di una stessa religione. Gli di di una religione, ad esempio Giove, Marte,
Quirino, incarnano degli elementi e dei rapporti differenziali trovando al contempo le loro attitudini e
funzioni in vicinanza delle singolarit del sistema o delle parti della societ considerata: sono dunque
essenzialmente differenziati dalla struttura che si attualizza o sj effettua in essi, e li produce
attualizzandosi. E' vero che ognuno di essi, considerato nella sua sola attualit, attrae e riflette la
funzione degli altri, tanto che si rischia di non ritrovare pi nulla di quella differenziazione originaria
che li produce dal virtuale all'attuale. Ma proprio qui passa la frontiera tra l'immaginario e il
simbolico: l'immaginario tende a riflettere e a raggruppare su ogni termine l'effetto totale di un
meccanismo d'insieme, mentre la struttura simbolica assicura la differenziazione dei termini e la
differenziazione degli effetti. Da qui l'ostilit dello strutturalismo verso i metodi dell'immaginario: la
critica di Lacan a Jung, la critica a Bachelard da parte della nouvelle critique. L'immaginazione
sdoppia e riflette, proietta e identifica, si perde in giochi di specchi, ma le distinzioni che fa, come le
assimilazioni che opera, sono effetti di superficie che nascondono i meccanismi differenziali sottili di
un pensiero simbolico. Commentando Dumzil, Edmond Ortigues dice molto bene: Quando ci si
avvicina all'immaginazione materiale, la funzione differenziale diminuisce, si tende verso delle
equivalenze; quando ci si avvicina agli elementi formativi della societ, la funzione differenziale
aumenta, si tende verso delle valenze distintive.5
Le strutture sono inconscie, essendo necessariamente ricoperte dai loro prodotti o effetti. Una
struttura economica non esiste mai pura, ma ricoperta dalle relazioni giuridiche, politiche, ideologiche
in cui essa s'incarna. Non si possono leggere, trovare, ritrovare le strutture se non partendo da questi
effetti. I termini e le relazioni che le attualizzano, le specie e le parti che le effettuano, sono disturbi ma
anche espressioni. Perci un discepolo di Lacan, J. A. Miller, forma il concetto di una causalit
metonimica, oppure Althusser, quello di una causalit propriamente strutturale, per rendere conto
della presenza particolarissima di una struttura nei suoi effetti e del modo in cui essa differenzia questi
effetti, mentre al tempo stesso questi ultimi la assimilano e la integrano.6
L'inconscio della struttura  un inconscio differenziale. Si potrebbe allora pensare che lo
strutturalismo ritorni a una concezione prefreudiana: Freud non concepisce forse l'inconscio secondo la
modalit del conflitto delle forze o dell'opposizione dei desideri, mentre la metafisica leibniziana
proponeva gi l'idea di un inconscio differenziale delle piccole percezioni? Ma nello stesso Freud c'
tutto un problema dell'origine dell'inconscio, della sua costituzione come linguaggio, che supera il
livello del desiderio, delle immagini associate e dei rapporti di opposizione. Inversamente, l'inconscio
differenziale non  fatto di piccole percezioni del reale e di passaggi al limite, bens di variazioni di
rapporti differenziali in un sistema simbolico in funzione di ripartizioni di singolarit. Lvi-Strauss ha
ragione nel dire che l'inconscio non  n desideri n rappresentazioni, che  sempre vuoto, poich
consiste unicamente nelle leggi strutturali che impone alle rappresentazioni come ai desideri.7
L'inconscio  sempre un problema. Non nel senso che la sua esistenza sia dubbia. Ma esso
forma da s i problemi e le domande che si risolvono solo nella misura in cui la struttura corrispondente
si effettua, e che si risolvono sempre secondo il modo in cui si effettua. Un problema ha sempre la
soluzione che merita secondo la maniera in cui  posto, e secondo il campo simbolico di cui si dispone
per porlo. Althusser pu presentare la struttura simbolica di una societ come il campo di problemi
che essa si pone, che  determinata a porsi, e che risolve secondo i suoi propri mezzi, ossia secondo le
linee di differenziazione attraverso le quali la struttura si attualizza. Comprese le assurdit, ignominie e
crudelt che queste soluzioni comportano a causa della struttura. Analogamente Serge Leclaire,
seguendo Lacan, pu distinguere le psicosi e le nevrosi, e le nevrosi tra loro, non tanto per i tipi di
conflitti quanto per la modalit delle domande, che trovano sempre la risposta che meritano in funzione
del campo simbolico in cui sono poste: cos la domanda isterica non  quella dell'ossessivo.8 In tutto
ci, problemi e domande non designano un momento provvisorio e soggettivo nell'elaborazione del
nostro sapere ma al contrario una categoria perfettamente oggettiva, delle oggettit piene e intere che
sono quelle della struttura. L'inconscio strutturale  al tempo stesso differenziale, problematizzante,
interrogante. E infine, come vedremo,  seriale.
1 R. Jakobson, Essais de linguistique generale, Editions de Minuit, Paris 1963, cap. VI [trad, it..
Saggi di linguistica generale, Feltrinelli, Milano 1966].
2 L. Althusser, Lire le Capital, cit., p. 295 e p. 393 [trad. it., cit., p. 115 e p. 189].
3 Il libro di Jules Vuillemin, Philosophie de l'algebre (Puf, Paris 1960), propone una
determinazione delle strutture matematiche. Egli insiste sull'importanza, da questo punto di vista, di
una teoria dei problemi (seguendo il matematico Abel), e di princpi di determinazione (determinazione
reciproca, completa e progressiva secondo Galois). Mostra come le strutture, in questo senso, siano i
soli mezzi per realizzare le ambizioni di un autentico metodo genetico.
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NOTE.
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4 Cfr. Les Temps Modernes, luglio 1956.
5 E. Ortigues, Le discours et le symbole, Aubier, Paris 1962, p. 197. Ortigues caratterizza anche
la seconda differenza fra l'immaginario e il simbolico: il carattere duale o speculare
dell'immaginazione, in opposizione al Terzo, al terzo termine che appartiene al sistema simbolico.
6 L. Althusser, Lire le Capital, cit., pp. 401 sgg. [trad. it., cit., pp. 195 sgg.].
7 C. Lvi-Strauss, Anthropologie structurale, cit., p. 224 [trad. it. cit. p. 228]
8 S. Leclaire, La mort dans la vie de l'obsd, in La Psychanalyse, n. 2, 1956.
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5.
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QUINTO CRITERIO: SERIALE.
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Eppure tutto ci sembra ancora incapace di funzionare. Il fatto  che abbiamo definito solo una
met della struttura. Una struttura non comincia a muoversi, non si anima, se non quando le restituiamo
l'altra met. In effetti gli elementi simbolici che abbiamo precedentemente definito, presi nei loro
rapporti differenziali, si organizzano necessariamente in serie. Ma come tali si riferiscono a un'altra
serie, costituita da altri elementi simbolici e altri rapporti: questo riferimento a una seconda serie si
spiega facilmente se si rammenta che le singolarit derivano dai termini e rapporti della prima, ma non
si accontentano di riprodurli o rifletterli. Essi si organizzano dunque in un'altra serie capace di uno
sviluppo autonomo, o almeno riferiscono necessariamente la prima a quest'altra serie. Cos i fonemi e i
morfemi. Oppure la serie economica e le altre serie sociali. O ancora la triplice serie di Foucault,
linguistica, economica e biologica, ecc. Sapere se la prima serie formi una base e in quale senso, se sia
significante mentre le altre sarebbero soltanto significate,  una questione complessa di cui non
possiamo ancora precisare la natura. Dobbiamo soltanto constatare che ogni struttura  seriale,
multi-seriale, e non funzionerebbe senza questa condizione.
Quando Lvi-Strauss riprende lo studio del totemismo, mostra a che punto il fenomeno sia mal
compreso finch lo si interpreta in termini d'immaginazione. Infatti, l'immaginazione seguendo la sua
legge non pu che concepire il totemismo come l'operazione mediante la quale un uomo o un gruppo si
identificano con un animale. Ma simbolicamente si tratta di tutt'altra cosa: non l'identificazione
immaginaria di un termine a un altro, ma l'omologia strutturale di due serie di termini. Da un lato una
serie di specie animali prese come elementi di rapporti differenziali, dall'altro una serie di posizioni
sociali colte simbolicamente nei loro rapporti: il confronto ha luogo tra questi due sistemi di
differenze, tra queste due serie di elementi e rapporti.1
L'inconscio, secondo Lacan, non  n individuale n collettivo, ma intersoggettivo. Come dire
che esso implica uno sviluppo in serie: non soltanto il significante e il significato, ma almeno due serie
si organizzano in modo assai variabile a seconda del dominio considerato. Uno fra i testi pi famosi di
Lacan commenta ha lettera rubata di Edgar Allan Poe, mostrando come la  struttura  metta in scena
due serie i cui posti sono occupati da soggetti variabili: re che non vede la lettera - regina che si rallegra
di averla cos ben nascosta avendola lasciata in evidenza - ministro che vede tutto e prende la lettera
(prima serie); polizia che non trova nulla a casa del ministro; ministro che si rallegra di aver cos ben
nascosto la lettera avendola lasciata in evidenza - Dupin che vede tutto e riprende la lettera (seconda
serie).2 Gi in un testo precedente, Lacan commentava il caso dell'Uomo dei topi sulla base di una
doppia serie, paterna e filiale, dove ognuna metteva in gioco quattro termini in rapporto fra loro
secondo un ordine di posti: debito-amico, donna ricca - donna povera.3
Ne consegue che l'organizzazione delle serie costitutive di una struttura suppone un'autentica
messa in scena, ed esige in ogni caso valutazioni e interpretazioni precise. Non esiste una regola
generale; ci imbattiamo qui nel punto in cui lo strutturalismo implica ora una vera creazione, ora
un'iniziativa e una scoperta che non sono esenti da rischi. La determinazione di una struttura non ha
luogo semplicemente con una scelta di elementi simboli di base e dei rapporti differenziali in cui essi
entrano; e neppure solo con una ripartizione dei punti singolari corrispondenti; ma anche mediante la
costituzione di una seconda serie, almeno, che intrattiene relazioni complesse con la prima. E se la
struttura definisce un campo problematico, un campo di problemi,  nel senso in cui la natura del
problema rivela la sua oggettivit propria in questa costituzione seriale che fa s che lo strutturalismo si
senta talvolta vicino a una musica. Philippe Sollers scrive un romanzo, Drame, ritmato dalle
espressioni Problema e Mancato, nel corso del quale si elaborano serie brancolanti (una catena di
ricordi marittimi passa nel suo braccio destro (...) la gamba sinistra, invece, sembra tormentata da
raggruppamenti minerali). O ancora il tentativo di Jean-Pierre Faye in Analogues, concernente una
coesistenza seriale dei modi di narrazione.
Ora, cosa impedisce alle due serie di riflettersi semplicemente l'una sull'altra, e di identificare i
loro termini a uno a uno? L'insieme della struttura ricadrebbe allo stato di una figura
dell'immaginazione. La ragione che scongiura un tale rischio  strana in apparenza. In effetti, i termini
di ogni serie sono inseparabili dagli sfasamenti o spostamenti che subiscono in rapporto ai termini
dell'altra; sono dunque inseparabili dalla variazione dei rapporti differenziali. Nel caso della lettera
rubata, il ministro nella seconda serie viene a occupare il posto che la regina aveva nella prima. Nella
serie filiale dell'Uomo dei topi,  la donna povera che prende il posto dell'amico in rapporto al debito.
Oppure, in una doppia serie di uccelli e di gemelli, citata da Lvi-Strauss, i gemelli che sono le
persone di lass, in rapporto a delle persone di quaggi, vengono necessariamente a occupare il
posto degli uccelli di quaggi, e non degli uccelli di lass.4
Questo spostamento relativo delle due serie non  per nulla secondario; non viene a modificare
un termine, da fuori e secondariamente, come per dargli un travestimento immaginario. Al contrario, lo
spostamento  propriamente strutturale o simbolico: appartiene essenzialmente ai posti nello spazio
della struttura, e in questo modo comanda a tutti i travestimenti immaginari degli esseri e oggetti che
vengono secondariamente a occupare questi posti. E' per questa ragione che lo strutturalismo rivolge
tanta attenzione alla metafora e alla metonimia. Queste non sono affatto figure dell'immaginazione, ma
anzitutto fattori strutturali. Sono addirittura i due fattori strutturali, nel senso che esprimono i due gradi
di libert dello spostamento, da una serie all'altra e all'interno di una stessa serie. Lungi dall'essere
immaginari, essi impediscono alle serie che animano di confondere o di sdoppiare immaginariamente i
loro termini. Ma cosa sono allora questi spostamenti relativi, se fanno assolutamente parte dei posti
nella struttura?
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NOTE.
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1 C. Lvi-Strauss, Le totemismo aujourd'hui, puf, Paris 1962, p. 112 [trad, it.. Il totemismo oggi,
Feltrinelli, Milano 1964, p. 110].
2 J. Lacan, crits, cit., p. 15 [trad. it., cit., p. 11].
3 J. Lacan, Le mythe individuel du nvros, Centre de documentation universitaire, 1953.
Ripreso, modificato, in Ornicar, n. 17-18, Seuil, Paris 1979 [trad, it., Il mito individuale del nevrotico
e altri saggi, Astrolabio, Roma 1986].
4 C. Lvi-Strauss, Le totemismo aujourd'hui, cit., p. 115 [trad. it., cit., p. 114].
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6.
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SESTO CRITERIO: LA CASELLA VUOTA.
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Sembra che la struttura inviluppi un oggetto o elemento del tutto paradossale. Consideriamo il
caso della lettera nel racconto di Edgar Allan Poe come lo commenta Lacan; o il caso del debito
nell'Uomo dei topi. E' evidente che quest'oggetto  eminentemente simbolico. Ma diciamo
eminentemente perch non appartiene a nessuna serie in particolare: eppure la lettera  presente nelle
due serie di Poe; il debito  presente nelle due serie dell'Uomo dei topi. Un tale oggetto  sempre
presente nelle serie corrispondenti, le percorre e si muove in esse, non cessa di circolare in esse, e
dall'una all'altra, con un'agilit straordinaria. Si dir che esso  la sua propria metafora, e la sua
propria metonimia. Le serie sono in ogni caso costituite da termini simbolici e rapporti differenziali;
ma esso sembra di un'altra natura. In effetti,  in relazione a quest'oggetto che la variet dei termini e
la variazione dei rapporti si determina ogni volta. Le due serie di una struttura sono sempre divergenti
(in virt delle leggi della differenziazione). Ma quest'oggetto singolare  il punto di convergenza delle
serie divergenti in quanto tali. E' eminentemente simbolico proprio perch  immanente a entrambe
le serie simultaneamente. Come chiamarlo, se non Oggetto = x, Oggetto di indovinello o grande
Mobile? Tuttavia, non possiamo non avere dei dubbi: ci che Lacan ci invita a scoprire nei due casi - la
funzione particolare di una lettera o di un debito -  un artificio, applicabile rigorosamente solo a questi
casi, oppure  un metodo veramente generale, valido per tutti i domini strutturabili, criterio per ogni
struttura, come se una struttura non si definisse senza l'assegnazione di un oggetto = x che ne percorra
incessantemente le serie? Come se l'opera letteraria, ad esempio, o l'opera d'arte, ma anche altre opere,
le opere della societ, quelle della malattia, quelle della vita in generale inviluppassero quest'oggetto
particolarissimo che governa la loro struttura. Come se si trattasse sempre di trovare chi  H, o di
scoprire una x inviluppata nell'opera. Cos per le canzoni: il ritornello concerne un oggetto = x, mentre
le strofe formano le serie divergenti in cui questo circola. E' per questo che le canzoni presentano
un'autentica struttura elementare.
Un discepolo di Lacan, Andr Green, segnala l'esistenza del fazzoletto che circola nell'Otello, e
che percorre tutte le serie del dramma.1 Ci riferiamo anche alle due serie del principe di Galles, Falstaff
o il padre-buffone, Enrico IV o il padre reale, le due immagini di padre. La corona  l'oggetto = x che
percorre le due serie, con altri termini e sotto rapporti differenti; il momento in cui il principe prova la
corona, con il padre non ancora morto, segna il passaggio da una serie all'altra, il mutamento dei
termini simbolici e la variazione dei rapporti differenziali. Il vecchio re morente si adira, e crede che il
figlio voglia prematuramente identificarsi a lui; tuttavia il principe sa rispondere, e mostrare in uno
splendido discorso che la corona non  l'oggetto di un'identificazione immaginaria, ma al contrario il
termine eminentemente simbolico che percorre tutte le serie, la serie infame di Falstaff e la grande serie
regale, e che consente il passaggio dall'una all'altra all'interno della stessa struttura. C'era, come
abbiamo visto, una prima differenza tra l'immaginario e il simbolico: il ruolo differenziante del
simbolico, in opposizione al ruolo assimilatore, riflettente, sdoppiante e raddoppiante dell'immaginario.
Ma la seconda frontiera appare meglio qui: contro il carattere duale dell'immaginazione, il Terzo, che
interviene essenzialmente nel sistema simbolico, distribuisce le serie, le sposta l'una relativamente
all'altra, le fa comunicare, mentre al tempo stesso impedisce all'una di ricadere immaginariamente sull'altra.
Debito, lettera, fazzoletto o corona, la natura di quest'oggetto  precisata da Lacan: esso 
sempre spostato rispetto a se stesso. Ha per propriet di non essere mai dove lo si cerca, ma in
compenso anche di essere trovato dove non . Si dir che manca al suo posto (non  dunque qualcosa
di reale). Come manca alla propria somiglianza (non  dunque un'immagine) - e alla propria identit
(non  dunque un concetto). Ci che  nascosto,  sempre ci che manca al suo posto, come dice la
scheda di ricerca di un volume quando viene smarrito nella biblioteca. Esso sarebbe nello scaffale o
nella casella accanto, ben nascosto proprio perch in bella evidenza. Alla lettera manca al suo posto
solo ci che pu cambiarlo, ovvero il simbolico. Poich il reale, qualsiasi sconvolgimento possa subire,
 l, sempre e in ogni caso, incollato alle proprie suole, senza conoscere nulla che possa esiliarlo.2 Se
necessariamente le serie che l'oggetto = x percorre presentano degli spostamenti relativi l'una in
rapporto all'altra, ci accade perch i posti relativi dei loro termini nella struttura dipendono
innanzitutto dal posto assoluto di ciascuno, in ciascun momento, rispetto all'oggetto = x sempre
circolante, sempre spostato in rapporto a se stesso. In questo senso lo spostamento, come in generale
tutte le forme di scambio, non forma un carattere aggiunto dall'esterno, ma la propriet fondamentale
che consente di definire la struttura come ordine di posti sotto la variazione di rapporti. Tutta la
struttura  mossa da questo Terzo originario - ma anche mancante alla propria origine. Distribuendo le
differenze su tutta la struttura, facendo variare i rapporti differenziali con i suoi spostamenti, l'oggetto
= x costituisce il differenziante della differenza stessa.
I giochi hanno bisogno della casella vuota, senza cui nulla avanzerebbe o funzionerebbe.
L'oggetto = x non si distingue dal suo posto, ma appartiene a questo posto spostarsi di continuo, come
alla casella vuota saltare incessantemente. Lacan invoca il posto del morto nel bridge. Nelle mirabili
pagine che aprono Le parole e le cose, descrivendo un quadro di Velzquez, Foucault invoca il posto
del re in rapporto al quale tutto si sposta e si muove, Dio, poi l'uomo, senza mai riempirlo.3 Non c'
strutturalismo senza questo grado zero. Philippe Sollers e Jean-Pierre Faye amano invocare la macchia
cieca, per designare questo punto sempre mobile che provoca l'accecamento, ma a partire dal quale la
scrittura diviene possibile, perch vi si organizzano le serie come autentici letteremi. J. A. Miller, nel
suo sforzo per elaborare un concetto di causalit strutturale o metonimica, prende a prestito da Frege la
posizione di uno zero, definito come ci che manca alla propria identit, e condiziona la costituzione
seriale dei numeri.4 E anche Lvi-Strauss, che sotto certi aspetti  il pi positivista degli strutturalisti, il
meno romantico, il meno incline ad accogliere un elemento sfuggente, riconosceva nel mana o nei
suoi equivalenti l'esistenza di un significante fluttuante, di un valore simbolico zero circolante nella
struttura.5 Cos raggiungeva il fonema zero di Jakobson, che di per s non comporta alcun carattere
differenziale n alcun valore fonetico, ma rispetto al quale tutti i fonemi si situano nei loro rapporti differenziali.
Se  vero che la critica strutturale ha per oggetto di determinare nel linguaggio le  virtualit
che preesistono all'opera, l'opera  essa stessa strutturale quando si propone di esprimere le sue proprie
virtualit. Lewis Carroll e Joyce inventano delle parole-baule o, pi in generale, delle parole
esoteriche, per assicurare la coincidenza di serie verbali sonore e la simultaneit di serie di storie
associate. Nel Finnegan's Wake, ancora una lettera che  Cosmo riunisce tutte le serie del mondo. In
Lewis Carroll, la parola-baule connota almeno due serie di base (parlare e mangiare, serie verbale e
serie alimentare) che possono anch'esse ramificarsi: come lo Snark. Sarebbe un errore dire che tale
parola ha due sensi;  infatti di un altro ordine rispetto alle parole che hanno un senso. Il non-senso
anima le due serie, almeno, ma le fornisce di senso circolando attraverso esse. Nella sua ubiquit, nel
suo perpetuo spostamento produce il senso in ogni serie, e da una serie all'altra, e non cessa di spostare
le due serie. E' la parola = x in quanto designa l'oggetto = x, l'oggetto problematico. Come parola = x,
percorre una serie determinata come quella del significante; ma simultaneamente, come oggetto = x,
percorre l'altra serie determinata come quella del significato. Esso non smette di scavare e colmare a un
tempo la distanza tra le due serie: Lvi-Strauss lo mostra a proposito del mana, che assimila alle
parole trucco o coso. In egual modo, lo abbiamo visto, il non-senso non  l'assenza di significato,
ma al contrario l'eccesso di senso, o ci che fornisce di senso il significato e il significante. Il senso
appare qui come l'effetto del funzionamento della struttura, nel movimento delle serie componenti. E
senza dubbio le parole-baule sono soltanto un procedimento tra gli altri per assicurare questa
circolazione. Le tecniche di Raymond Roussel analizzate da Foucault sono di un'altra natura: fondate
su rapporti differenziali fonematici o su relazioni ancora pi complesse.6 In Mallarm, troviamo sistemi
di rapporti fra serie, e mobili che le animano, di un tipo ancora diverso. Il nostro scopo non  analizzare
l'insieme dei procedimenti che hanno costituito e costituiscono la letteratura moderna, tutta una
topografia, tutta una tipografia del livre  venir, ma soltanto evidenziare in tutti i casi l'efficacia di
questa casella vuota a doppia faccia, a un tempo parola e oggetto.
In cosa consiste quest'oggetto = x?  e deve restare l'oggetto perpetuo di un indovinello, il
perpetuum mobile? Sarebbe un modo per ricordare la consistenza oggettiva assunta dalla categoria del
problematico in seno alle strutture. E' bene che la domanda da cosa si riconosce lo strutturalismo?
conduca all'affermazione di qualcosa che non  riconoscibile o identificabile. Consideriamo la risposta
psicoanalitica di Lacan: l'oggetto = x  determinato ?ome fallo. Questo fallo per, non  l'organo reale,
n la serie di immagini associate o associabili:  il fallo simbolico. Tuttavia  proprio di sessualit che
si tratta, non si tratta d'altro qui, contrariamente alle pie tentazioni sempre rinnovate in psicoanalisi di
abiurare o minimizzare i riferimenti sessuali. Ma il fallo non appare come un dato sessuale n come la
determinazione empirica di uno dei sessi, ma come l'organo simbolico che fonda la sessualit tutta
intera in quanto sistema o struttura, e rispetto al quale si distribuiscono i posti occupati in modo
variabile da uomini e donne, e anche le serie di immagini e realt. Designando l'oggetto = x come
fallo, non si tratta di identificare quest'oggetto, di conferire a quest'oggetto un'identit che ripugna alla
sua natura; poich, al contrario, il fallo simbolico  ci che manca alla propria identit, sempre trovato
l dove non  poich non  l dove lo si cerca, sempre spostato in rapporto a s, dalla parte della
madre.  la lettera e il debito, il fazzoletto o la corona, lo Snark e il mana. Padre, madre ecc. sono
elementi simbolici presi in rapporti differenziali, ma il fallo  un'altra cosa,  l'oggetto = x che
determina il posto relativo degli elementi e il valore variabile dei rapporti, facendo dell'intera sessualit
una struttura. Proprio in funzione degli spostamenti dell'oggetto = x variano i rapporti, come rapporti
tra pulsioni parziali costitutivi della sessualit.
Il fallo non  certo l'ultima risposta. E' piuttosto il luogo di un'interrogazione, di una
domanda che caratterizza la casella vuota della struttura sessuale. Le domande come le risposte
variano con la struttura considerata, ma non dipendono mai dalle nostre preferenze n da un ordine di
causalit astratta.  evidente che la casella vuota di una struttura economica, come scambio di merci,
dev'essere determinata diversamente: come qualcosa che non si riduce n ai termini dello scambio
n al rapporto di scambio stesso, ma forma un terzo eminentemente simbolico in perpetuo spostamento,
e in funzione del quale si definiscono le variazioni dei rapporti. Tale  il valore come espressione di un
lavoro in generale, al di l di ogni qualit empiricamente osservabile, luogo della domanda che
attraversa o percorre l'economia come struttura.7
Ne deriva una conseguenza pi generale concernente i diversi ordini. Senza dubbio non
conviene, nella prospettiva dello strutturalismo, risuscitare il problema: c' una struttura che determina
tutte le altre in ultima istanza? Chi  primo, il valore o il fallo, il feticcio economico o il feticcio
sessuale? Per varie ragioni queste domande non hanno senso. Tutte le strutture sono infrastrutture. Gli
ordini di strutture, linguistica, familiare, economica, sessuale ecc., si caratterizzano per la forma dei
loro elementi simbolici, la variet dei loro rapporti differenziali, la specie delle loro singolarit, infine e
soprattutto per la natura dell'oggetto = x che presiede al loro funzionamento. Allora potremmo stabilire
un ordine di causalit lineare da una struttura all'altra solo conferendo ogni volta all'oggetto = x quel
genere d'identit che gli ripugna per essenza. Tra strutture, la causalit non pu essere che di tipo
strutturale. In ogni ordine, di struttura, l'oggetto = x non  assolutamente un inconoscibile, un puro
indeterminato; esso  perfettamente determinabile, persino nei suoi spostamenti, e per la modalit di
spostamento che lo caratterizza. Semplicemente, esso non  assegnabile: non pu essere fissato a un
posto, n essere identificato con un genere o una specie. Esso stesso costituisce il genere ultimo della
struttura o il suo posto totale: non ha dunque un'identit se non per mancare a questa identit, e un
posto se non per spostarsi rispetto a ogni posto. In tal modo l'oggetto = x  per ogni ordine di struttura
il luogo vuoto o perforato che permette a quest'ordine di articolarsi agli altri, in uno spazio che
comporta tante direzioni quanti sono gli ordini. Gli ordini di struttura non si comunicano in un
medesimo luogo, ma tutti comunicano attraverso il loro rispettivo posto vuoto o oggetto = x. Perci,
malgrado certe pagine un po' precipitose di Lvi-Strauss, non si reclamer un privilegio per le strutture
sociali etnografiche, rimandando in questo modo le strutture sessuali psicoanalitiche alla
determinazione empirica di un individuo pi o meno desocializzato. Nemmeno le strutture della
linguistica possono passare per elementi simbolici o significanti ultimi: proprio perch le altre strutture
non si accontentano di applicare per analogia dei metodi presi a prestito dalla linguistica, ma scoprono
per loro conto autentici linguaggi, sia pure non verbali, che implicano sempre i loro significanti, i loro
elementi simbolici e i rapporti differenziali. Foucault, ad esempio, ponendo il problema dei rapporti
etnografia-psicoanalisi ha dunque ragione di dire: si tagliano ad angolo retto; la catena significante
attraverso cui l'esperienza unica dell'individuo si costituisce  infatti perpendicolare al sistema formale
a partire da cui si costituiscono i significati di una cultura. A ogni istante la struttura propria
dell'esperienza individuale trova nei sistemi della societ un certo numero di scelte possibili (e di
possibilit escluse); inversamente, le strutture sociali trovano in ognuno dei loro punti di scelta un certo
numero di individui possibili (e altri che non lo sono).8
E in ogni struttura, l'oggetto = x deve essere in grado di rendere conto: 1. del modo in cui esso
subordina a s, nel suo ordine, gli altri ordini della struttura, affinch questi intervengano come
dimensioni di attualizzazione; 2. di come  a sua volta subordinato agli altri ordini nel loro (interviene
solo nella loro attualizzazione); 3. del modo in cui tutti gli oggetti = x e tutti gli ordini strutturali
comunicano gli uni con gli altri, mentre ogni ordine definisce una dimensione dello spazio in cui 
assolutamente primo; 4. delle condizioni in base alle quali, in tale momento storico o in tale caso, la
dimensione corrispondente a un certo ordine della struttura non si dispiega di per se stessa e rimane
sottomessa all'attualizzazione di un altro ordine (il concetto lacaniano di forclusione avrebbe anche
qui un'importanza decisiva).
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NOTE.
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1 A. Green, L'objet (a) de J. Lacan, in Cahiers pour l'analyse, n. 3, p. 32.
2 J. Lacan, Ecrits, cit., p. 25 [trad. it., cit., p. 22].
3 M. Foucault, Les mots et les choses, cit., cap. 1.
4 J. A. Miller, La suture, in Cahiers pour J'analyse, n. I.
5 C. Lvi-Strauss, Introduction  l'uvre de Marcel Mauss, pp. 49-59, in Marcel Mauss,
Sociologie et anthropologie, Puf, Paris 1950 [trad. it. in M. Mauss, Teoria generale della magia,
Einaudi, Torino 1965, pp. XLV-LIV].
6 Cfr. M. Foucault, Raymond Roussel, Gallimard, Paris 1963 [trad. it., Raymond Roussel, Ombre
Corte, Verona 2001].
7 Cfr. L. Althusser, Lire le Capital, cit., pp. 242 sgg. [trad. it., cit., pp. 227 sgg.]: l'analisi di
Pierre Macherey sulla nozione di valore mostra come questa sia sempre sfalsata rispetto allo scambio in
cui appare.
8 M. Foucault, Les mots et les choses, cit., p. 392 [trad. it., cit. p. 407].
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7.
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ULTIMI CRITERI: DAL SOGGETO ALLA PRATICA.
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In un senso, i posti non sono riempiti o occupati da esseri reali se non nella misura in cui la
struttura  attualizzata. Ma in un altro senso, possiamo dire che i posti sono gi riempiti o occupati
dagli elementi simbolici a livello della struttura stessa; e sono i rapporti differenziali di questi elementi
a determinare l'ordine dei posti in generale. C' dunque un riempimento simbolico primario, prima di
ogni occupazione o riempimento secondari da parte di esseri reali. Ritroviamo per il paradosso della
casella vuota; poich questa  l'unico posto che non pu e non deve essere riempito, neppure da un
elemento simbolico. Essa deve conservare la perfezione del suo vuoto per spostarsi rispetto a se stessa,
e circolare attraverso gli elementi e le variet dei rapporti. Simbolica, essa deve essere il suo proprio
simbolo e mancare eternamente alla propria met, che sarebbe suscettibile di venire a occuparla.
(Eppure questo vuoto non  un non-essere; o almeno questo non-essere non  l'essere del negativo, 
l'essere positivo del problematico, l'essere oggettivo di un problema e di una domanda.) Perci
Foucault pu dire: Oggi possiamo pensare solo nel vuoto dell'uomo scomparso. In effetti questo vuoto
non scava una mancanza; non prescrive una lacuna da colmare. Esso non  niente di pi, niente di
meno, del dispiegarsi di uno spazio in cui finalmente  di nuovo possibile pensare.1
Ma se il posto vuoto non  riempito da un termine,  tuttavia accompagnato da un'istanza
eminentemente simbolica che ne segue tutti gli spostamenti: accompagnato senza essere occupato n
riempito. Entrambi, l'istanza e il posto, non cessano di mancare l'uno all'altro e di accompagnarsi in tal
modo. Il soggetto  precisamente l'istanza che segue il posto vuoto: come dice Lacan,  meno soggetto
che assoggettato - assoggettato alla casella vuota, assoggettato al fallo e ai suoi spostamenti. La sua
agilit  senza pari, o dovrebbe esserlo. Anche il soggetto  essenzialmente intersoggettivo. Annunciare
la morte di Dio, o anche la morte dell'uomo, non vale nulla. Ci che conta,  il come. Nietzsche
mostrava gi che Dio muore in molti modi; e che gli di sono morti: ma sono morti dal ridere quando
hanno sentito che un dio diceva di essere l'Unico. Lo strutturalismo non  affatto un pensiero che
sopprime il soggetto, ma un pensiero che lo frantuma e lo distribuisce in modo sistematico, che
contesta l'identit del soggetto, lo dissipa e lo fa passare di posto in posto, soggetto sempre nomade,
fatto di individuazioni, ma impersonali, o di singolarit, ma preindividuali.  in questo senso che
Foucault parla di dispersione; e Lvi-Strauss pu definire un'istanza soggettiva soltanto come
dipendente dalle condizioni d'Oggetto secondo le quali sistemi di verit diventano convertibili e
dunque ricevibili simultaneamente da molti soggetti.2
Due grandi accidenti della struttura si lasciano dunque descrivere. O la casella vuota e mobile
non  pi accompagnata da un soggetto nomade che ne sottolinea il percorso, e il suo vuoto diviene
un'autentica mancanza, una lacuna. O al contrario essa  riempita, occupata da ci che l'accompagna, e
la sua mobilit si perde nell'effetto di una pienezza sedentaria o irrigidita. Potremmo anche dire, in
termini linguistici, che in un caso il  significante   scomparso, che il flusso del significato non trova
pi un elemento significante che lo scandisca, e nell'altro che il significato  svanito, che la catena
del significante non trova pi un significato che la percorra: i due aspetti patologici della psicosi.3 Si
potrebbe anche dire, in termini teo-antropologici, che ora Dio fa crescere il deserto e scava in terra una
lacuna, e ora l'uomo la riempie, occupa il posto, e in questa vana permutazione ci fa passare da un
accidente all'altro: ecco perch l'uomo e Dio sono le due malattie della terra, cio della struttura.
L'importante  sapere sotto quali fattori e in quali momenti questi accidenti si determinano in
strutture di tale o tal altro ordine. Consideriamo nuovamente le analisi di Althusser e dei suoi
collaboratori: da un lato, essi mostrano come nell'ordine economico le avventure della casella vuota (il
Valore come oggetto = x) sono segnate dalla merce, dal denaro, dal feticcio, dal capitale ecc., che
caratterizzano la struttura capitalistica. Dall'altro, mostrano come nella struttura insorgano cos delle
contraddizioni. Infine, come il reale e l'immaginario, cio gli esseri reali che vengono a occupare i
posti, e le ideologie che esprimono l'immagine che essi se ne fanno, siano strettamente determinati dal
gioco di queste avventure strutturali e delle contraddizioni che ne derivano. Ovviamente, non significa
che le contraddizioni siano immaginarie: esse sono propriamente strutturali, e qualificano gli effetti
della struttura nel tempo interno che le  proprio. Della contraddizione non si dir che  apparente, ma
che  derivata: essa deriva dal posto vuoto e dal suo divenire nella struttura. Come regola generale, il
reale, l'immaginario e i loro rapporti sono sempre generati secondariamente dal funzionamento della
struttura, che comincia ad avere i suoi effetti primari in s. Proprio per questo, non  da fuori che ci
che abbiamo appena chiamato accidente arriva alla struttura. Si tratta al contrario di una tendenza
immanente.4 Si tratta di eventi ideali che fanno parte della struttura stessa e che influiscono
simbolicamente sulla casella vuota o sul soggetto. Noi li chiamiamo accidenti per meglio sottolineare
non un carattere di contingenza o di esteriorit, ma questo carattere di evento molto speciale, interno
alla struttura in quanto quest'ultima non si riduce mai a un'essenza semplice.
Allo strutturalismo si pone dunque un insieme di problemi complessi, concernenti i
mutamenti strutturali (Foucault) o le forme di transizione da una struttura a un'altra (Althusser). E'
sempre in funzione della casella vuota che i rapporti differenziali sono suscettibili di nuovi valori o di
variazioni, e le singolarit capaci di distribuzioni nuove, costitutive di un'altra struttura. E poi occorre
che le contraddizioni siano risolte, ossia che il posto vuoto sia liberato dagli avvenimenti simbolici
che lo occultano o lo riempiono, che sia restituito al soggetto che deve accompagnarlo su dei nuovi
cammini, senza occuparlo n disertarlo. C' anche un eroe strutturalista: n Dio n uomo, n personale
n universale, egli  senza identit, fatto di individuazioni non personali e singolarit preindividuali.
Assicura l'esplosione di una struttura che soffre per eccesso o per difetto, e oppone il suo proprio
evento ideale agli eventi ideali che abbiamo appena definito.5 Che una nuova struttura non ricominci
avventure analoghe a quelle dell'antica, che non faccia rinascere contraddizioni mortali, dipende dalla
forza resistente e creatrice di quest'eroe, dalla sua agilit a seguire e salvaguardare gli spostamenti, dal
suo potere di far variare i rapporti e ridistribuire le singolarit, emettendo sempre un nuovo colpo di
dadi. Questo punto di mutazione definisce precisamente una prassi, o piuttosto il luogo stesso in cui la
prassi deve installarsi. Infatti lo strutturalismo non solo  inseparabile dalle opere che crea, ma anche da
una pratica in rapporto ai prodotti che interpreta. Questa pratica, che sia terapeutica o politica, designa
un punto di rivoluzione permanente, o di transfert permanente.
Questi ultimi criteri, dal soggetto alla prassi, sono i pi oscuri - criteri dell'avvenire. Attraverso
i sei caratteri precedenti, abbiamo solo voluto raccogliere un sistema d'echi tra autori molto
indipendenti gli uni dagli altri, che esplorano domini molto diversi. E anche la teoria che essi stessi
propongono di questi echi. Ai differenti livelli della struttura, il reale e l'immaginario, gli esseri reali e
le ideologie, il senso e la contraddizione sono effetti che devono essere compresi come risultato di un
processo, di una produzione differenziata propriamente strutturale: strana genesi statica per effetti
fisici (ottici, sonori ecc.). I libri contro lo strutturalismo (o quelli contro il nuovo romanzo) a rigore non
hanno alcuna importanza; non possono impedire che lo strutturalismo abbia una produttivit che 
quella della nostra epoca. Nessun libro contro qualcosa ha mai importanza; soli contano i libri per
qualcosa di nuovo, e che sanno produrlo.
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NOTE.
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1 M. Foucault, Les mots et les choses, cit., p. 353 [trad, it., cit., p. 368].
2 C. Lvi-Strauss, Le cru et le cuit, Plon, Paris 1964, p. 19 [trad., it., Il crudo e il cotto, Il
Saggiatore, Milano 199S, p. 27].
3 Cfr. lo schema proposto da S. Leclaire, al seguito di Lacan, in A la recherche cles principes
d'une psychothrapie des psychoses, L'volution psychiatrique, 1958.
4 Sulle nozioni marxiste di contraddizione e di tendenza si vedano le analisi di . Balibar in
Lire le Capital, cit., pp. 534 sgg. [trad. it., cit., p. 305].
5 Cfr. M. Foucault, Les mots et les choses, cit., p. 230 [trad. it., cit., p. 235]: il mutamento
strutturale, se dev'essere analizzato, e minuziosamente, non pu essere spiegato e neppure raccolto in
una parola unica;  un evento radicale che si distribuisce sull'intera superficie visibile del sapere e di
cui si possono seguire passo passo i segni, le scosse, gli effetti.
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BIBLIOGRAFIA SULLO STRUTTURALISMO.
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* Viene qui riprodotta la bibliografia che nell'edizione originale (Histoire de la philosophie.
Ides, doctrines, t. VIII, Le XXe sicle. a cura di F. Chtelet, Hachette, Paris 1972) conclude il testo.
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FINE.